Diario di una mamma di nativi digitali (parte 1?)

Personalmente non amo molto la definizione “nativo digitale“, che dovrebbe indicare, da parte dei miei figli, una maggiore facilità nei rapporti con delle tecnologie con cui hanno a che fare dalla nascita, perché non mi pare che la dimestichezza con gli strumenti li aiuti ad essere padroni di essi, anzi. Detto questo ammetto che i miei figli hanno una esposizione alle tecnologie incredibile ed io stessa, per necessità o pigrizia, ho incoraggiato questo contatto molto precoce. Tutto è iniziato con il treno, quando andando al lavoro fuori città, mi portavo la figlia piccola (ora media XD) nel marsupio in treno con me per lasciarla al nido aziendale. Se nella maggior parte dei casi dormiva, non sempre la cosa era certa e, durante un convegno particolarmente stressante, ho accettato la possibilità di iniziare ad usare lo smartphone per intrattenerla quando non avevo alternative. Se siete dei genitori sani, che riescono ad andare a cena coi bambini piccoli e inorridiscono nel vedere che qualche genitore allunga il telefono al bambino quando ormai scalpita e non si trattiene, questo post non fa per voi. Anche io cerco i locali con baby room, intrattenimento bambini o porto scatole di macchinine e colori, ma obbiettivamente non tutti i locali sono sicuri e tolleranti con bambini che si inseguono gattonando sul pavimento per giocare e colorare e le rarissime volte che esco in un contesto non per bambini (compleanni o simili) alle volte non resisto e voglio scambiare qualche parola con gli altri adulti… lo so, è puro egoismo, ma se capita anche a voi, ci sono alcune cose che è utile sapere, in particolare se come me usate Android (lascio iOS a chi se lo può permettere). Leggi tutto “Diario di una mamma di nativi digitali (parte 1?)”

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Asparagi

È tornata la stagione degli asparagi. Gli asparagi per me sono bianchi (anche se Bassano dista quasi cinquanta km dalla casa della mia infanzia) e mi fanno tornare in mente le mattine ancora fresche in cui seguivo mio padre verso la lunga montagnola di sabbia, aiutandolo a rimuovere le tavelle di cotto adagiate sui fianchi che trattenevano il lungo telo di plastica trasparente che la copriva. La condensa aveva creato una crostina sulla superficie della sabbia che noi bambini, con l’occhio poco sopra l’altezza della cima, scrutavamo con attenzione alla ricerca delle piccole crepe che indicavano, poco sotto, la presenza di una puntina di asparago che cercava la sua via verso la luce, possibilmente prima che la luce del sole le virasse al viola. Appena trovata grattavamo con le dita giusto il necessario per rivelarla, in modo che mio padre, che ci seguiva armato di un lungo ferro con una punta concava a coltello, potesse, con maestria, estrarre l’asparago quanto più lungo possibile, intercettandolo con un colpo secco verso le radici mentre tratteneva la punta tra medio ed indice. Guai a giocare con la sabbia, cancellando le possibili tracce di altri germogli in uscita! Solo anni dopo, quando le montagnole erano diventate tre e più vicine a casa, ero stata passata di grado e qualche volta potevo anche io andare alla ricerca dei nuovi virgulti, che davano alla nostra famiglia un mese di ricchezza extra, in un epoca in cui gli asparagi non si trovavano ancora al banco del supermercato ed un cartello, posto sul vialetto d’ingresso, ci rendeva la meta di molti passanti.

 

Sgorbia per asparagi

Gli asparagi per la vendita erano sempre la primissima scelta come diametro e come forma, li pulivamo con cura e preparavamo i sacchetti, ad occhio, divisi per calibro. Quelli che avevano deciso di crescere a modo loro, quelli troppo corti o che si erano spezzati, erano destinati ai nostri risotti. Ma il massimo erano le cene con gli amici, ad uova ed asparagi, dopo una accurata cottura a vapore con i piedi in due dita d’acqua. Perché se da una parte forse non eravamo ricchi, dall’altra non mancavano mai le occasioni per condividere. Mi manca la pentola degli asparagi, ogni volta che cucino i miei distesi sulla griglia a vapore del microonde mi sento sacrilega, ma vengono meglio che in piedi  in una pentola qualsiasi. E probabilmente non è solo la pentola, che mi manca.

 

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Chiavi e server

Dopo anni di gestione di server remoti, sono ancora un po’ confusa per quel che riguarda le chiavi criptate e l’autenticazione con chiavi crittografate di sicurezza. In estrema sintesi l’uso di chiavi al posto delle password evita che qualcuno possa carpire il contenuto al momento dell’invio, perché l’invio avviene, appunto, criptato.

Dato che oggi sono finalmente riuscita a connettermi al nuovo server con un paio di chiavi, scrivo rapidamente la procedura necessaria per non scordarla. Il primo punto è chiarire il tipo di crittografia per le chiavi accettata dal vostro server, nel mio caso mi serviva una chiave a SSH2-RSA a 2048 bit. L’idea è quelle di avere una propria chiave, che si chiama generalmente chiave privata, e mettere nel server una serratura che funziona solo se avete la giusta chiave, che si chiama chiave pubblica (nel senso che la potete dare in giro ogni volta che vi serve e non compromettete la vostra sicurezza). Leggi tutto “Chiavi e server”

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Backup su Google Drive

Avere iniziato ad usare il pc alla fine degli anni ’80 ha un pregio: l’interfaccia grafica è per me una aggiunta e la riga di comando (Command Line Interface o CLI per fare prima) una vecchia amica. Ho una serie di appunti su programmi senza interfaccia grafica che uso normalmente per risolvere problemi noiosi e che vorrei propinarvi, ma oggi devo finire un trasferimento del server resettando i backup su Google Drive ed ho pensato di fissare il tutto in tempo reale. Leggi tutto “Backup su Google Drive”

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ISBN per tutti

Immagino sappiate cosa siano gli ISBN, ovvero i codici utilizzati a livello internazionale per indicare le edizioni dei libri, a stampa o digitali. Si tratta di un numero di 13 cifre che contiene 12 numeri (che indicano lo stato di pubblicazione del libro, il codice editore ed il numero personale dell’edizione) e di una 13 cifra “di controllo” (come l’ultima cifra del vostro codice fiscale) calcolata sulla base delle 12 cifre precedenti secondo lo standard EAN-13. Se siete editori, pagate l’Agenzia ISBN italiana per acquistare un codice editore ed il corrispondente lotto di numeri ISBN da attribuire ai vostri libri. Con un limite: se voi ordinate più di 10 numeri, il vostro account vi offrirà solo i primi 10 precalcolati, mentre per i successivi avete due opzioni: pagare l’Agenzia o calcolare da voi, sulla base delle precedenti 12 cifre che conoscete, i numeri ISBN successivi. Per un singolo numero esistono dei generatori online, ma per 90 o 990 numeri consecutivi? (immagino che chi ne ha 990 abbia un software apposito, ma trascendiamo). Leggi tutto “ISBN per tutti”

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Liste ordinate strutturate in una pagina web

Non so se usiate le liste nidificate, cioè quelle liste in cui esistono uno o più sottolivelli. Che si tratti di elenchi o di titoli, è fondamentale che esista una certa coerenza fra i numeri ed i livelli. Se l’elenco è fatto di elementi consecutivi in generale basta cambiare l’indentatura e si capisce immediatamente. Ma se stiamo parlando di titoli di capitolo e paragrafo? Come evitare di numerare tutto a mano? come tenere conto del livello? Probabilmente sono la sola che si è posta il problema perché online non ho trovato alcuna soluzione, almeno quando ho affrontato il problema alcuni anni fa, ma probabilmente vale ancora la pena di postare i miei vecchi appunti. Leggi tutto “Liste ordinate strutturate in una pagina web”

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Impaginare in multiculturale

Da quando il  mio tempo “libero” è drasticamente calato, per non dire inesistente, molto raramente mi dedico ai miei hobby. Molto del mio tempo al momento è occupato da questioni di tipo editoriale, dato che il Centro Studi ClassicA ed Engramma stanno lavorando a pieno regime in quella direzione. Così, per tenere conto di tutte le ore che comunque dedico giornalmente a risolvere rogne, preferisco riprendere il blog con un altro tema invece che spostarmi altrove, tanto sono sempre io 😉

Il tema di oggi è l’impaginazione, il mio programma per impaginare è Adobe inDesign (non mi pagano, io pago loro ogni mese, in compenso) dato che è uno standard industriale, ovvero se volete lavorare professionalmente con case editrici e tipografie, non ci sono alternative. L’ho iniziato ad usare mentre ero nel pieno della stesura del mio primo libro, e da allora ho dovuto imparare molti dei suoi segreti per riuscire a domarlo e fargli fare quello che serviva a me (grazie indesignsecrets.com!). Leggi tutto “Impaginare in multiculturale”

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Nuovo Look

Una breve nota per spiegare l’improvviso ed incompleto cambio di look.

Mi rendo conto di non aver completato la personalizzazione del nuovo layout, ma dato che il precedente, a cui ero affezionata, non era purtroppo responsive ed era ingestibili da tablet e smartphone, ho preferito sacrificare un po’ il look per favorire la leggibilità… ditemi se rilevate particolari problemi!

Buon proseguimento.

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Fine anno!

Anche se quest’anno ho creato un altro articolo, non credo di aver dedicato veramente del tempo a questo blog da … una vita… ed infatti ho dovuto scremare oltre un centinaio di vostri messaggi mai approvati, in parte spam, in parte richieste di aiuto, manuali o altro… anche il 2015 è finito ed io ho cucito molto poco e dedicato pochissimo tempo alle mie belle macchinine e ai loro accessori, salvo un guizzo di fine anno che avrei voluto condividere con voi…

Ma leggendo la mole delle richieste inevase sono un po’ schiacciata, mi è mancato lo slancio… spero tornerà e che se avrò un po’ di tempo da rubare ai miei impegni e dedicare alle mie passioni riuscirò a condividerlo con voi. Buona fine, per ora, e spero che porti a tutti buone cose.

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Sogni e progetti (o viceversa)

Da molti mesi (o forse ormai anni) mi sveglio prima dell’alba con la mente iperattiva che si prepara alla verifica della check-list quotidiana. Di quella check-list buona parte non viene mai portata a compimento, ma, come dire, ci proviamo.
Il blog, per esempio, è fra le cose che non sono più riuscita ad aggiornare… ultimamente non ho più nemmeno tenuto conto dei commenti, non per cattiveria ma perché fra un telefono rubato e un cambio sul pc non vedo più le notifiche… questa mattina non li leggerò (quasi 60 in coda!!!!!) altrimenti non scriverò proprio nulla!
Stamattina fra le altre cose mi sono svegliata pensando ai miei sogni di ragazza, a quello che avrei voluto fare e a quello che vorrei comunque fare prima o poi… ma credo di volervi prima raccontare quello che ho fatto, giusto perché sono mesi che non scrivo e forse anche chi è rimasto più a lungo sulle mie pagine si è perso…
Forse avrete notato che i pochi post pubblicati negli ultimi tempi non erano tanto relativi alle mie macchine da cucire o maglieria e i loro accessori. Purtroppo la mia passione, che continuo ad alimentare, ha subito un drastico arresto dato che nella stessa casa in cui vivevo con un figlio, due gatti e un numero indefinito di macchine ed accessori ora abitiamo in cinque umani e due pelosi… con conseguente spostamento verso altri lidi (il magazzino del laboratorio a 20 km da casa 🙁 ) di buona parte delle macchine da cucire e da maglieria. Lontano dagli occhi… lontano dal cuore…  Ebbene si, la famiglia si è abbondantemente allargata e già questo basterebbe a spiegare il motivo della mia latitanza.
Da oltre un anno inoltre ho un contratto di “assegnista” per fare una delle cose che amo, ovvero lo storico dell’architettura, presso l’università e tutto questo nonostante la mia non giovane età… La trasferta quotidiana tra Vicenza e Venezia è un’altra delle concause… Lo scorso anno, tra una cosa e l’altra, credo di essere stata particolarmente produttiva, dato che oltre alla mia nuova principessina ho prodotto anche il mio primo libro a stampa, che purtroppo non vedrà le librerie in quanto scritto come “libro-strenna” per un imprenditore. Scrivere il libro non mi è bastato, per una serie di vicende complesse ho finito per imparare anche ad impaginare in modo quasi accettabile e quindi posso dire “scritto e prodotto” un volumone di storia, grazie anche alla collaborazione di un team formidabile che è l’Associazione Engramma.
Scrivere un libro faceva parte dei miei sogni di ragazza, ma probabilmente non pensavo ad una monografia, ma ad un romanzo, magari storico fantasy, del quale ho ripassato in mille modi la tramina… e onestamente, visti i romanzi popolari di questi tempi, l’avessi scritto quando lo pensavo avrei precorso i tempi… ma ormai sarebbe solo un altro nella serie…
Dato che un lavoro, una figlia e un libro (nell’ordine che preferite) non mi bastavano qualche settimana fa è uscito un secondo libro, che in realtà è una riedizione di un lavoro curato nel 2010 per la rivista Engramma (si, sempre loro) ma ha significato anche questa volta un sacco e mezzo di lavoro. In questo caso si tratta di una edizione critica, cioè la trascrizione di un vecchio libretto scritto a mano cinquecento anni fa, perché a me piacciono un sacco le vecchie cartacce manoscritte… Questa volta però il libro posso farvelo vedere dal sito della casa editrice, vuoi mai che vi interessi 😉 Ho finalmente provato l’emozione del mio nome nel catalogo di Amazon!

Sogni di gloria! l’altro mio sogno di gloria è accantonato nel cassetto… vi ho mai detto che mi piace cantare? ma tanto tanto tanto… solo che ovviamente non mi interessa il pop per cui i vari talent show che spopolano potrebbero al massimo valutarmi come fenomeno da baraccone. Anche perchè se qualunque dilettante può emergere ed avere il suo quarto d’ora di gloria con una canzonetta in tv, il mondo ristretto del canto barocco è limitato ai professionisti che si affaticano ore ed ore a studiare… Senza contare che i pezzi più belli sono scritti per gruppi vocali e non per solisti… quindi non mi basterebbe un accompagnamento… e a dire il vero di cantare Monteverdi in televisione non mi interessa per nulla… mi piacerebbe molto di più avere qualche amico con cui canticchiare madrigali una sera ogni tanto, magari con the e muffin al seguito…

L’altra cosa che sogno è quella che ho scritto alla base di questo blog, ovvero avere degli amici con cui fare “filò”, ovvero passare il tempo sferruzzando, cucendo, lavorando all’uncinetto, oliando macchine e scambiando consigli. Il mese scorso sono finalmente andata ad Abilmente con una amica venuta apposta dalla Sicilia. Alla fine, di tutta la fiera, mi sarei seduta volentieri nell’angolo dei Magliumini, forse l’unico gruppo che ha come filosofia il fare insieme e non l’esibizionismo che mi sembra imperante nell’ambito della creatività italiana (ma ero di corsa). Alla fine la giornata l’abbiamo salvata facendo un salto dallo “strassaro“, meno pretenzioso e più abbordabile dei vari banchetti che circolavano in fiera 😉

Per ora mi limito a riprendere un minimo di parvenza di vita, ho ricominciato a nuotare e sto riempiendo la casa di orchidee di vario genere, nella speranza di ripartire…  che dire… buona permanenza!

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